Realismo terminale

SABATO 21 OTTOBRE

Ore 16,30 Museo del Tesoro del Duomo, piazza d’Angennes, Vercelli
Poesia e smartphone: serve un nuovo movimento?
Lectio di Guido Oldani e Giuseppe Langella
con Giusy Càfari Panìco, Franco Dionesalvi, Valentina Neri, Marco Pellegrini
per lanciare il movimento poetico Realismo terminale
con letture dall’antologia Luci di posizione (Mursia)
con Giusy Càfari Panìco, Franco Dionesalvi, Valentina Neri, Marco Pellegrini

Evento di presentazione di un nuovo movimento poetico, Realismo terminale, con lettura dall’antologia-manifesto Luci di posizione. Poesie per il nuovo millennio (Mursia), a cura di Giuseppe Langella.

Come avvertono i promotori, «il Realismo Terminale è una poetica planetaria: vale per Milano come per Shanghai, per New York come per Lagos, per Città del Messico come per Karachi. È l’espressione del mondo d’oggi, dei grandi agglomerati urbani, straripanti e caotici, dove si ammassano montagne di oggetti e milioni di persone: nuove torri di Babele, tecnologiche, mediatiche, virtuali, trionfi parossistici dello spirito prometeico. Perciò, il Realismo Terminale non poteva che nascere in una metropoli: nella fattispecie a Milano, quella che già al catanese Verga, reduce da Firenze, apparve “la città più città d’Italia”. Milano – non c’è quasi bisogno di ricordarlo – ha tenuto a battesimo molti movimenti che hanno scandito la storia della letteratura moderna: è stata la culla del Romanticismo, poi della Scapigliatura, quindi del Futurismo. Anche nel secondo Novecento, ha dato vita, fra l’altro, al “Verri” e alla neoavanguardia, a “Niebo” e alla Parola innamorata. È sempre stata, insomma, il centro propulsivo delle esperienze letterarie di volta in volta più avanzate».

Sul nome: «Quando Guido Oldani, fondatore del movimento, ne ha coniato l’etichetta, con terminale intendeva semplicemente riferirsi al processo compulsivo di concentrazione di persone e cose nelle “città continue” presagite da Calvino. Peraltro, filosofi e sociologi con sempre maggiore insistenza stanno cominciando a parlare di società “post-umana”. Nulla di strano, perciò, che l’aggettivo abbia acquistato, nella coscienza comune, valenze allusive più sinistre. Mi rendo conto che terminale possa suonare inquietante e quasi di malaugurio, ma dare una scossa a tanta gente che ha smesso di pensare può essere anche un’azione lodevole. La nostra è una poesia civile. Noi vogliamo essere i defibrillatori degli automi che popolano le città, riattivando i meccanismi del pensiero critico».

Il nuovo movimento vuole aiutare a leggere il presente, il rapporto con la natura e con le cose; a comprendere i mutamenti antropologici prodotti dalla civiltà globale sul piano dell’esperienza quotidiana e dell’immaginario collettivo, incidendo persino sulle modalità della conoscenza di sé e del mondo. E aiutare anche i poeti stanchi di guardare il proprio ombelico a riscoprire una possibile funzione pubblica, a imboccare la strada maestra di un impegno civile.

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