“Lyra giovani”: le nuove voci poetiche italiane selezionate da Franco Buffoni e premiate dal festival

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SABATO 26 OTTOBRE

Ore 17 Museo Leone, via Verdi 30, Vercelli

Premio Lyra giovani. Reading di nuove voci della poesia italiana

selezionate da Franco Buffoni

Con interventi e letture dalla collana “Lyra giovani” (Interlinea) con la presenza, tra gli altri,

di Maria Borio, Marco Corsi, Tommaso Di Dio, Stefano Pini, Samir Galal Mohammed.

Presenta Franco Buffoni. Presiede e premia Luigi Di Meglio.

Sabato 26 ottobre alle 17 il Museo Leone di Vercelli, in via Verdi 30, ospita un evento dedicato alla poesia giovane con la consegna del Premio Lyra giovani e reading delle nuove voci della poesia italiana selezionate da Franco Buffoni, direttore della collana Lyra giovani di Interlinea, che presenta l’incontro; presiede Luigi Di Meglio. Tra gli autori presenti segnaliamo di Maria Borio, Marco Corsi, Tommaso Di Dio, Stefano Pini, Samir Galal Mohammed.

Maria Borio, nata nel 1985, si è laureata in Lettere ed è dottore di ricerca in letteratura italiana. Ha pubblicato le raccolte Vite unite (XII Quaderno italiano di poesia contemporanea (Marcos y Marcos, Milano 2015) e L’altro limite (Pordenonelegge-Lieticolle, Pordenone-Faloppio 2017). Ha scritto le monografie Satura. Da Montale alla lirica contemporanea (Serra, Pisa 2013) e Poetiche e individui. La poesia italiana dal 1970 al 2000 (Marsilio, Venezia 2018). Cura la sezione poesia di “Nuovi Argomenti”. Trasparenza, nella collana “Lyra giovani” diretta da Franco Buffoni, è il suo primo vero libro di poesia.

Marco Corsi (1985) vive e lavora a Milano. Sue poesie sono apparse su: “Poeti e Poesia”, “Nuovi Argomenti”, “Atelier”, “Quadernario. Almanacco di poesia” e in diversi blog letterari come “Le parole e le cose” e “Poetarum Silva”. La sua ultima silloge, Da un uomo a un altro uomo, è stata pubblicata in Poesia contemporanea. Dodicesimo quaderno italiano (Marcos y Marcos, Milano 2015), a cura di Franco Buffoni, con una nota di Niccolò Scaffai. Nel 2015 ha vinto il primo premio Cetonaverde poesia – sezione giovani.

Tommaso Di Dio (1982), vive e lavora a Milano. É autore di Favole, Transeuropa, 2009, con la prefazione di Mario Benedetti. Ha tradotto una silloge del poeta canadese Serge Patrice Thibodeau, apparsa nell’Almanacco dello Specchio, Mondadori, 2009. Nel 2012 una scelta di suoi testi è stata pubblicata in La generazione entrante, Ladolfi Editore. Dal 2005 collabora all’ideazione e alla creazione di eventi culturali con l’associazione Esiba Arte, per la cui compagnia teatrale scrive testi. Nella sua città e in altre, partecipa agli incontri di poesia Fuochi sull’acqua.

Stefano Pini è nato nel 1983 a Treviglio, in provincia di Bergamo e verso Milano, dove vive. Ha pubblicato la silloge Sentimentale Jugend in Poesia contemporanea. Tredicesimo quaderno italiano (Marcos y Marcos, Milano 2017) e la raccolta in versi Anatomia della fame (La Vita Felice, Milano 2012). Dal 2007 al 2017 è stato condirettore di Trevigliopoesia – Festival di poesia e videopoesia.

Samir Galal Mohamed (Sassocorvaro, 1989) è un poeta italiano di origini egiziane. La sua silloge Fino a che sangue non separi compare in Poesia contemporanea. XII Quaderno Italiano (Marcos y Marcos, 2015). Suoi testi appaiono regolarmente in riviste cartacee e online. Vive a Milano, dove insegna filosofia e storia nelle scuole superiori. Questo inedito confluirà nel suo primo libro di poesia, in corso di pubblicazione per Interlinea, nella collana “Lyra giovani” a cura di Franco Buffoni.

Omaggio in libreria ad Alda Merini nel decimo anniversario con i ricordi personali di un amico e lettura di poesie

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SABATO 26 OTTOBRE

Ore 12,15 Libreria Mondadori, via Cavour 4, Vercelli

Omaggio ad Alda Merini

Letture e ricordi nel decimo anniversario della morte, con Ambrogio Borsani, curatore di Il suono dell’ombra (Mondadori)

Con letture di Anna Jacassi e Mario Sgotto dall’antologia e da Confusione di stelle (Einaudi). Segue aperitivo poetico

Sabato 26 ottobre alle ore 12,15 la libreria Mondadori di Vercelli, in via Cavour 4, dedica un appuntamento alla memoria della poetessa Alda Merini nel decimo anniversario della morte, con ricordi e letture di Anna Jacassi e Mario Sgotto dall’antologia Il suono dell’ombra, edito da Mondadori e da Confusione di stelle, edito da Einaudi, con la partecipazione del curatore dell’antologia Ambrogio Borsani. Seguirà un aperitivo poetico.

Dalla quarta di copertina di Il suono dell’ombra. Poesie e prose 1953-2009, di Alda Merini, a cura di Ambrogio Borsani, Mondadori, 2018

Poetessa amatissima, personaggio trasgressivo e commovente che ha saputo parlare direttamente al cuore del popolo, Alda Merini ha rappresentato un caso del tutto particolare nella storia letteraria del Novecento italiano. In questa ricca antologia, che ne raccoglie tutti gli scritti importanti in poesia e in prosa, sono riproposte per intero le raccolte poetiche degli inizi: La presenza di Orfeo (1953), Nozze romane (1955), Paura di Dio (1955), Tu sei Pietro (1962), nelle quali si intrecciano temi mistici e slanci erotici, interrogativi estremi senza risposta. Il volume comprende poi notissimi e più recenti titoli come Vuoto d’amore (1991), Ballate non pagate (1995), Superba è la notte (2000) e Il carnevale della croce (2009). In questi versi l’autrice conferma la potenza della sua lirica, estranea a qualunque “linea” o “corrente”, nella quale si mescolano passione e tenerezza, ironia e sarcasmo, gioco e disperazione, nel segno di un’urgenza assoluta di fare poesia. Le prose autobiografiche L’altra verità (1986) e Lettere al dottor G. (2008), infine, testimoniano la straziante discesa negli inferi del manicomio.

Dalla quarta di copertina di Confusione di stelle, di Alda Merini, a cura di Ornella Spagnulo, Einaudi, 2019

Gli anni ottanta, dopo il ricovero manicomiale, sono stati il periodo d’oro per la poesia di Alda Merini, basti pensare a due raccolte-capolavoro come La Terra Santa, pubblicata da Scheiwiller nel 1984, e Testamento, pubblicata da Crocetti nel 1988 a cura di Raboni. E proprio al quadriennio 1982-85 risale la settantina di poesie ritrovate nella corrispondenza di Oreste Macrí da Riccardo Redivo e Ornella Spagnulo, insieme a molte lettere della poetessa che si rivolgeva all’amico critico sia per questioni letterarie sia per questioni legate alla sua complicata vita familiare. E infatti una parte di queste poesie trattano in versi gli stessi argomenti delle lettere: in particolare il rapporto con il secondo marito, il poeta e medico Michele Pierri. Le poesie sono dunque del miglior livello nella vasta produzione della poetessa e non risentono di quel certo automatismo del periodo piú tardo. Ad accompagnarle nel volume anche quattro racconti e quattro originalissime auto-interviste.

Il mondo in una stanza: in un docufilm d’autore la memoria di Piera Oppezzo e della sua poesia controcorrente

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SABATO 26 OTTOBRE

Ore 11 Libreria Mondadori, via Cavour 4, Vercelli

Il mondo in una stanza. Ricordo di una poetessa appartata

Proiezione del docufilm su Piera Oppezzo di Luciano Martinengo con dibattito.

Con Maria Pia Quintavalla

Sabato 26 ottobre alle 11 la Libreria Mondadori di Vercelli, in via Cavour 4 ospita la proiezione del docufilm Il mondo in una stanza: Piera Oppezzo poeta di Luciano Martinengo a cui seguirà un dibattito, con la presenza di Maria Pia Quintavalla. Piera Oppezzo, riconosciuta come una delle voci più innovative (e difficili) della poesia italiana contemporanea, era anche una persona chiusa in un suo mistero, inscalfibile e difficilmente conoscibile, come avvolta in una bolla di affascinante lontananza. Ha fatto la sarta (da ragazzina), la commessa, la dattilografa, la collaboratrice editoriale. Militante extraparlamentare negli anni sessanta, ha poi partecipato a un gruppo di autocoscienza femminista. A metà degli anni settanta ha organizzato con altre donne il collettivo “Pentole e fornelli” girando l’Italia con uno spettacolo di canzoni e testi vari. Pur avendo partecipato ai grandi sommovimenti politici di fine anni Sessanta, non ha mai cessato di dedicarsi alla scrittura che rappresentava da sempre la sua ragione di vita. Cercando di scoprire elementi chiarificatori della sua esistenza e la fonte del suo stile pietroso e implacabilmente coerente, il documentario va alla ricerca di chi l’ha conosciuta, o, per meglio dire, avvicinata nel corso degli anni.

Piera Oppezzo, nata a Torino il 2 agosto 1934, è vissuta a Milano dal 1966. Ha fatto la sarta (da ragazzina), la commessa, la dattilografa, la collaboratrice editoriale (Einaudi, Rai, Feltrinelli, Guanda, SE). Militante extraparlamentare negli anni sessanta, ha poi partecipato a un gruppo di autocoscienza femminista. A metà degli anni settanta ha organizzato con altre donne il collettivo “Pentole e fornelli” girando l’Italia con uno spettacolo di canzoni e testi vari. Dopo alcune coabitazioni, è andata a vivere da sola in un appartamento della storica casa occupata di via Morigi 8 e, negli ultimi due anni, in una casa “protetta” del Comune in corso Lodi. È morta in solitudine il 19 dicembre 2009 nell’Eremo di Miazzina, sul lago Maggiore.

Dalla quarta di copertina di Una lucida disperazione di Piera Oppezzo, 2016

«Il poetico è un equivoco che detta sentimenti equivoci» affermava Piera Oppezzo in una rara intervista degli anni settanta. Voce solitaria della poesia italiana contemporanea, si è identificata caparbiamente con una vocazione alla ricerca estrema che era già implicita in quelle parole. La sua poesia è un’esperienza impervia, un capogiro intellettuale, piacere raffinato per pochi. Una parabola di mezzo secolo, da percorrere e ripercorrere, meravigliando nella scoperta di un incessante rovello. Ma è proprio vero che nella vita «o si vive o si scrive»?

Maria Pia Quintavalla, nata a Parma, vive a Milano. Tra i suoi libri ricordiamo: Lettere giovani (Campanotto, 1990), Le Moradas (Edizioni Empiria Ass. Cult., 1996), Estranea (con una introduzione di A.Zanzotto, Manni, 2000), Corpus solum (Archivi del ‘900, 2002), Album feriale (Archinto Editore, 2005), Selected Poems (Gradiva 2008), China (Effige 2010), I Compianti (Effigie 2013 poi 2015). Cura dal 1985 la rassegna e relative antologie, Donne in poesia e le nuove rubriche Scrivere al buio (alla Casa della poesia di Milano ), Le Silenziose (al festival Book City di Milano), Muse, Autori Resurrezioni (Expoincittà). È tradotta in varie lingue ed inclusa in una moltitudine di antologie. Collabora con Laboratori di scrittura a Lettere presso l’ Università degli studi di Milano e all’Università di  Parma.

In scena il “Volo” contro la violenza sulle donne di Francesca Brizzolara con l’Officina degli Anacoleti

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VENERDÌ 25 OTTOBRE

Ore 21 Officina Teatrale degli Anacoleti, corso de Gregori 28, Vercelli

Volo. Il primo passo è staccarsi

scritto, diretto e interpretato da Francesca Brizzolara. Produzione Tecnologia Filosofica.

In collaborazione con Officina Anacoleti

Uscire da una situazione di costrizione, oltrepassare la linea di pericolo di un confine blindato e opprimente, svincolarsi dal rapporto vittima-carnefice. Il primo passo è staccarsi: abbandonare relazioni invivibili e pericolose per ricominciare a volare. Il “Volo” di Francesca Brizzolara, autrice, regista e interprete, che in scena, parte proprio da quel primo e difficile passo, che in molti casi la donna non riesce a fare, trascorrendo magari tutta la vita isolata, in un guscio di menzogna, attivando strategie di sopravvivenza per proteggersi da una violenza latente che potrebbe sfogarsi in qualsiasi momento. Pur di non rompere quell’equilibrio precario, pur di non sgretolare quell’ idea di famiglia che rende rispettabili, “nella norma”. Lo spettacolo, anteprima del Festival Morenica e prodotto da Tecnologia Filosofica, Morenica-Cantiere Canavesano, si realizza con il sostegno di Regione Piemonte, TAP (Torino Arti Performative), La grande invasione, La casa delle donne di Ivrea in collaborazione con Progetto Violetta-la forza delle donne, Spazio Baobab, Comune di Burolo. “Volo” è la possibilità di andare via, prima che il peggio possa accadere, dal punto di vista di una donna che riesce a scappare dalla propria prigione e a ricostruirsi una nuova vita. Ne esce un racconto toccante che si inoltra nella durezza del tema pur cercando con coraggio di strappare qualche sorriso. Articolato in otto quadri che raccontano un tempo presente, agito e vissuto dalla protagonista, “Volo” è il percorso di una libertà conquistata passo dopo passo. I vari quadri si snodano tra luoghi fisici (interno casa/esterno) e luoghi dell’anima (il cuore, la determinazione, la liberazione, ecc.), tra luoghi reali e luoghi del mito. Il pavimento della scena è ricoperto di foglie e la donna si disegna gli spazi del proprio labirinto, in una sorta di Dogville d’appartamento che muta con il racconto di sé, capace di segnare conquiste e perdite, di rivelare un’identità che sorprende lo spettatore con i suoi continui spostamenti di referente, allenandolo a spostare l’attenzione e a riconoscersi nelle varie situazioni vissute, senza giudizio. Lo spettacolo, creato in forma di studio per la Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne 2018, si rivolge alle donne, ma anche agli uomini, due metà dello stesso cielo, due autori entrambi pienamente responsabili dell’incastro di coppia che si ritrovano a vivere.

Officina Teatrale degli Anacoleti: è stata costituita nel 2006 per volontà di sedici allievi del corso d’avviamento al Teatro tenutosi presso il circolo culturale Officine Sonore in via Ugo Shilke a Vercelli dall’ottobre 2005.
 Le origini dell’Officina Teatrale non risiedono tuttavia nel mero desiderio di costituire un’Associazione fine a se stessa, bensì nel proponimento di convogliare le passioni e le aspirazioni lentamente germogliate nei cuori degli stessi allievi durante la loro esperienza di formazione, per sviluppare e promuovere la crescita di una scuola e di una compagnia stabile, con l’obiettivo di realizzare produzioni teatrali in cooperazione, sinergia e scambio con realtà d’altre città italiane per un nuovo sviluppo del Teatro nella nostra città e nel nostro paese.

La tragedia del Macbeth riletta da Roberto Piumini fra arte e musica con le immagini di Salvador Dalì: un evento

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VENERDÌ 25 OTTOBRE

Ore 18 Libreria Mondadori, via Cavour 4, Vercelli

Aperitivo con Macbeth: lettura in musica

Roberto Piumini legge dalla sua nuova traduzione della tragedia di Shakespeare,

con musica di Lorenzo Michele Pucci alla chitarra

Con mostra di tavole di Salvador Dalí per il Macbeth

Venerdì 25 ottobre alle ore 18 presso la Libreria Mondadori di Vercelli in via Cavour 4,il festival propone l’appuntamento Aperitivo con Macbeth: lettura in musica, Roberto Piumini leggerà dalla sua nuova traduzione della tragedia di Shakespeare, con accompagnamento musicale di Lorenzo Michele Pucci alla chitarra. Sarà visitabile anche una mostra di tavole di Salvador Dalí per il Macbeth.

Dalla quarta di copertina della nuova traduzione di Macbeth

La tragedia più cruenta e ambigua di William Shakespeare – a partire da personaggi complessi come Lady Macbeth – torna in un’edizione del tutto nuova in Italia: nella traduzione (di Roberto Piumini) e nell’apparato di immagini (tavole di Salvador Dalí). L’opera mette in scena gli effetti fisici e psicologici devastanti provocati da un’ambizione politica volta all’interesse personale, sullo sfondo di sentimenti umani complessi e universali: «l’amore che ci è dato, qualche volta, è un po’ molesto: ma poiché è amore lo si gradisce sempre».

Roberto Piumini

Roberto Piumini, nato a Edolo in Valcamonica nel 1947, vive tra Milano e Buonconvento presso Siena. È autore di libri dal 1978: romanzi, racconti, poemi, poesie e traduzioni. Per bambini e ragazzi è tra gli scrittori italiani più conosciuti e suoi testi sono tradotti all’estero. Per i lettori adulti è autore di romanzi e di fortunate raccolte di poesia. Ha tradotto i sonetti di Shakespeare per Bompiani e poemi di Browning per Interlinea. In campo poetico, da Feltrinelli è in uscita La nuova commedia. Per Interlinea ha pubblicato la raccolta di poesie Non altro dono avrai.