Omaggio ad Adam Zagajewski

Venerdì 21 maggio il Festival ricorda il poeta Adam Zagajewski

Venerdì 21 maggio ore 21 si terrà in diretta sul canale YouTube e Facebook @PoesiaCivile dalla Biblioteca Civica, Sala Poesia, Vercelli: “Omaggio ad Adam Zagajiewski“, già premio internazionale Festival di poesia civile, a cura di Giusi Baldissone, con letture di Andrea Baldissera, Giusi Baldissone, Cristina Iuli, Giacoma Piacentino e Stefania Sini da Prova a cantare il mondo storpiato (Interlinea edizioni).

Il libro: «Ma noi siamo vivi, / colmi di memoria e ragione» è la risposta di Adam Zagajewski ai drammi della storia e alla spersonalizzazione della società attuale, collocando sotto la sua lente d’ingrandimento piccoli particolari quotidiani molto rivelatori: così le ombre dei turisti sulla tomba di Brecht sembrano quelle degli informatori della stasi che lo pedinavano da vivo e la gatta di Ruth, ignara di essere ebrea come la sua padrona, di notte dal ghetto torna sempre alla parte ariana. Per l’autore di quest’antologia, che affronta la Shoah come l’11 settembre ma anche gli ex paradisi naturali fagocitati dal turismo di massa, resta lo spaesamento dei «poeti, invisibili come minatori, nascosti sottoterra» che «costruiscono per noi una casa», quella della consapevolezza civile di dover essere vivi e vigili «e talvolta particolarmente orgogliosi, / perché in noi grida il futuro / e quel balbettio ci fa umani».

Adam Zagajewski: Derek Walcott ha definito la sua poesia «voce sommessa sullo sfondo delle immense devastazioni di un secolo osceno, più intima di quella di Auden, non meno cosmopolita di quelle di Miłosz, Celan, Brodskij». Adam Zagajewski è nato nel 1945 a Leopoli, città che ha lasciato quell’anno stesso insieme alla sua famiglia, espulsa dai sovietici che se ne erano impadroniti nel 1944. Cresciuto a Gliwice, Slesia, e cioè in quei territori tedeschi che nel dopoguerra furono annessi alla Repubblica Popolare di Polonia, Zagajewski ha studiato psicologia e filosofia all’università Jagellonica di Cracovia, diventando ben presto uno dei protagonisti della corrente “Nowa Fala” o “Generazione del ’68”, che riuniva i giovani poeti più critici nei confronti del regime. Pubblica la sua prima raccolta, Komunikat nel 1972. Nel 1975 è tra i firmatari della Lettera dei 59, sottoscritta da sessantasei intellettuali polacchi per protestare contro l’introduzione nella Costituzione di paragrafi riguardanti l’alleanza con l’Unione Sovietica e il ruolo-guida del Partito Operaio Unificato Polacco. Dopo aver vissuto a lungo all’estero, prima a Berlino e poi a Parigi, è tornato a risiedere a Cracovia nel 2002. Insignito del Neustadt International Prize for Literature (2004), del premio Heinrich Mann (2015) e del premio Principessa delle Asturie (2017), insegna da anni all’università di Chicago. In Italia Adelphi ha pubblicato una raccolta di prose, Tradimento (2007, a cura di L. Bernardini, traduzione di V. Parisi), e Dalla vita degli oggetti, un’ampia scelta dalla sua produzione poetica a cura di Krystyna Jaworska (2012), con Interlinea ha pubblicato Prova a cantare il mondo storpiato (2019).

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Durs Grünbein, “Una voce dalla Germania”

Venerdì 21 maggio reading e presentazione di Durs Grünbein

Venerdì 21 maggio alle ore 18 si terrà in diretta sul canale YouTube e Facebook @PoesiaCivile dalla Libreria Mondadori, Vercelli, “Una voce dalla Germania“, con letture da Schiuma di quanti di Durs Grünbein (Einaudi) a cura della traduttrice e curatrice Anna Maria Carpi.

Il libro: Spesso nella poesia di Grünbein tutto parte da un’immagine colta al volo: un gruppo di migranti sdraiati in un prato, due moto incastrate dopo un incidente, una barca rovesciata da un’onda. Ma poi da quell’immagine nascono altre immagini, per associazioni a volte sorprendenti, sempre illuminanti. E riflessioni che coinvolgono le piú varie branche del pensiero, non ultime le neuroscienze e la fisica quantistica. Queste connessioni improvvise e impreviste sono espresse in maniera lucida, non sentimentale, ma a partire dallo spiazzamento mentale toccano poi corde sempre piú profonde e coinvolgenti. Oppure, se non da immagini, si parte dalle parole: da metafore come quella del cervello-ripostiglio in Umanista misantropo, una delle poesie piú emblematiche; o da serie di parole legate tra loro da nessi fonetici e semantici, come nei Verbi bianchi. E si procede di lí, introducendo anche elementi autobiografici, in un argomentare a briglia sciolta, sempre sul filo delle analogie e delle evocazioni. I versi di Grünbein sono quanto di piú ambiguo si possa pensare. Da un lato, con la loro lunghezza e la sintassi articolata, dànno l’impressione di un ragionamento logico e controllato, dall’altro propongono salti sfrenati in universi di senso a cui è possibile accostarsi solo con l’intuizione. È l’ambiguità dei grandi poeti-filosofi, categoria alla quale Grünbein appartiene ormai con piena sicurezza.

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L’eredità delle parole: Franco Loi

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Omaggio video a Franco Loi con il documentario “Una città in versi“, a cura di Egidio Bertazzoni, provincia di Milano. Franco Loi, poeta della tradizione milanese nonostante le origini liguri, vive a Milano la guerra e la resistenza, legge, lavora, si innamora, fa politica, vive tra cortili, strade e case del popolo, sempre tra la gente, condividendone speranze e tristezze.

Gian Luca Favetto, “La bottega di poesia”

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Un confronto sulla poesia tra esperti e aspiranti autori: è il modello della Bottega di poesia delle pagine di “Repubblica” nell’edizione di Torino curata da Gian Luca Favetto, autore di Attraverso persone e cose. Il racconto della poesia (Add editore) che racconta di come vivere quotidianamente la poesia in dialogo con Roberto Cicala. Presenta Giacoma Piacentino e l’evento è inserito nella rassegna dei Giovedì letterari in biblioteca.